Nel precedente articolo sui costi occulti degli investimenti, abbiamo smascherato la “zavorra” di commissioni che spesso si portano addosso i portafogli confezionati dalle banche e dalle assicurazioni con Fondi e Polizze d’investimento (per non parlare dei cosiddetti “Certificati”).
Abbiamo visto come un apparentemente innocuo 2% all’anno di costi di gestione possa, nel lungo termine, divorare letteralmente i rendimenti ottenuti dai mercati finanziari.
I tuoi risparmi lavorano per te o per la tua banca?
Spesso, conflitti di interesse e commissioni bancarie occulte erodono silenziosamente i rendimenti, frenando la crescita del tuo patrimonio. Riprendi il controllo con una gestione 100% indipendente e su misura.
Una volta capito che quello dei costi eccessivi è spesso il motivo principale per cui il tuo portafoglio non cresce o cresce poco, pur investendo nei mercati finanziari che invece nel lungo termine crescono in modo significativo, il passo successivo diventa capire se esistano strumenti quotati e diversificati come i fondi d‘investimento, ma con costi ricorrenti molto più bassi.
Fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, la risposta era negativa. Semplicemente, non esistevano altri strumenti diversificati, oltre ai fondi d’investimento.
L’unico modo alternativo ai fondi per investire in modo diversificato era comprare i singoli titoli azionari e/o obbligazionari, componendoli assieme nel proprio portafoglio.
But questo metodo comportava (almeno) un grosso problema: per ottenere un adeguato livello di diversificazione, occorreva comprare molti titoli azionari diversi, e servivano quindi patrimoni milionari (al valore di oggi).
Patrimoni di cui evidentemente solo pochi investitori potevano disporre.
Per tutti gli altri, c’erano i fondi d’investimento per coubrire la parte azionaria e/o bilanciata del portafoglio.
L’arrivo degli ETF sul mercato
Dai primi anni 2000 però qualcosa cambia: arrivano anche in Italia gli americani (sempre loro) ETF, acronimo di “Exchange Traded Found”, che tradotto letteralmente significa “Fondi Scambiati sul Mercato”.
Tuttavia, per molti anni a seguire gli ETF vengono (volutamente) “ignorati” da moltissimi operatori professionali del settore finanziario, a partire dalle Banche. Il motivo di tanta reticenza è uno solo: a differenza dei fondi d’investimento, gli ETF hanno costi di gestione bassissimi (per il cliente).
Gestione Attiva vs Gestione Passiva: qual è la differenza?
Ma come fanno gli ETF, pur essendo di fatto anch’essi fondi d’investimento, a costare così poco rispetto ai fondi tradizionali?
I motivi sono principalmente due.
Anzitutto, a differenza dei fondi d’investimento, gli ETF non fanno “gestione attiva”.
Cosa significa “gestione attiva”? In parole semplici, significa che gestore del fondo prova ogni giorno “attivamente” ad ottenere un rendimento superiore a quello del suo indice di riferimento (detto “benchmark”). In altre parole, il gestore investe i capitali raccolti dal fondo in modo altamente discrezionale, con lo scopo di massimizzare il rendimento. E proprio per questo motivo deve essere (lautamente) pagato dai clienti-investitori del fondo.
E così il cliente finale ogni anno paga, attraverso le commissioni, sia il gestore del fondo, che la rete commerciale di distribuzione e vendita (cioè la banca ed il promotore finanziario) che quel fondo gli hanno fatto sottoscrivere.
Gli ETF invece sono molto meno “pretenziosi”: i loro gestori applicano infatti lo stile di “gestione passiva”.
Come è intuibile dal nome, la “gestione passiva” prevede che il gestore dell’ETF si limiti a replicare fedelmente l’andamento del suo “benchmark”, di solito un indice di mercato, senza neppure tentare di ottenere rendimenti migliori.
Facciamo un semplice esempio, per chiarire: prendiamo un ETF che abbia come “benchmark” l’indice S&P 500 degli USA (cioè il “paniere” contenente i titoli azionari delle 500 aziende più capitalizzate d’America).
Se ieri lo S&P500 aveva guadagnato il +2,5%, allora anche l’ETF ieri avrà replicato lo stesso rendimento dell’indice. E se oggi invece l’indice S&P500 è calato del -3,2%? Allora l’ETF oggi avrà perso allo stesso modo. L’ETF non ci prova neppure a far meglio del suo benchmark!
In cambio di questa grande semplicità nella conduzione, il gestore costa pochissimo ai clienti-investitori dell’ETF. Ed altrettanto pochissimo costa tutta la catena di vendita e distribuzione dell’ETF, ridotta all’osso.
I fondi a gestione attiva riescono a battere il benchmark?
Abbiamo quindi capito le due differenze chiave tra Fondi ed ETF: gli ETF hanno costi di gestione molto inferiori, però si limitano a replicare il rendimento del loro benchmark, mentre i fondi cercano “attivamente” di superarlo, ma costano molto di più.
La domanda a questo punto diventa: ed i fondi che costano agli investitori molti più soldi degli ETF, in cambio di tale extra-costo riescono a battere il benchmark?
La risposta è negativa, nella stragrande maggioranza dei casi!
Ed a dirlo sono i dati oggettivi: oltre il 90% dei fondi attivi non batte il proprio benchmark nel lungo termine, come dimostrato dai report statistici ufficiali SPIVA.

Questi risultati di fatto tolgono ai fondi l’unico punto a favore che (potenzialmente) avevano vs gli ETF.
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Toccare con mano: il peso dei costi su un capitale di 500.000 €
Ma vediamo di “toccare con mano” quanto dannosi siano realmente, per l’investitore, i costosi e pretenziosi fondi d’investimento attivi vs i semplici e frugali ETF, in termini di riduzione dei rendimenti effettivamente ottenuti.
Perché finché non si vedono certi numeri scritti nero su bianco, si stenta a credere che tra questi due strumenti vi sia poi tutta questa gran differenza.
Per fare il confronto, prendiamo un capitale iniziale importante: 500.000 €.
Ipotizziamo che tale capitale sia stato interamente investito per 20 anni, dal 2004 al 2024, nel mercato azionario S&P500 degli USA, ma tramite due portafogli distinti.
Nel primo portafoglio, attraverso un fondo attivo che investe nell’S&P500, e che ogni anno all’investitore costa il 2,5% in commissioni di gestione.
Nel secondo portafoglio invece, attraverso un ETF, anch’esso investito nell’S&P500, ma che ha commissioni di gestione annue dello 0,25%, cioè 10 volte inferiori a quelle del fondo.
Poiché ambedue i portafogli investono nello stesso identico mercato azionario, ipotizziamo (generosamente per il fondo!) che entrambi i portafogli ottengano lo stesso rendimento annuo teorico dell’S&P500, prima dell’applicazione dei rispettivi costi ricorrenti di gestione.
E vediamo cosa accade applicando i rispettivi costi di gestione, al passare degli anni d’investimento.
Ebbene, dopo soli 10 anni (quindi nel 2014), il maggior costo di gestione annuo del fondo d’investimento ne ha “zavorrato” talmente tanto i rendimenti effettivi (cioè al NETTO dei costi) da ben 194.000 € in meno rispetto al montante effettivo ottenuto dall’ETF (807.000 € vs 997.000 € dell’ETF).
E dopo 20 anni? Beh, qui il gap di rendimento EFFETTIVO diventa abissale: oltre 1 Milione di €uro in più di guadagno a vantaggio dell’ETF. Ed il tutto a perfetta parità di rischio!

Perché gli ETF non vengono proposti da Banche e Assicurazioni?
Ma se gli ETF sono strumenti d’investimento più efficienti e globalmente migliori della stragrande magnoranza dei fondi attivi d’investimento, perché non vengono quasi mai proposti dalle Banche ed Assicurazioni? Evidentemente, proprio perché hanno commissioni bassissime! 😊
Arrivati a questo punto, attenzione però all’eccesso di entusiasmo!
Comprare ETF non significa avere “magicamente” un portafoglio sempre e comunque coerente ed adeguato al proprio profilo d’investitore ed ai propri obiettivi finanziari di vita!
Anche utilizzando gli efficienti ETF si possono commettere altri gravi errori, se non si è pienamente consapevoli sul quando preferirli, come sceglierli, e come comporli nel proprio portafoglio d’investimento! Occorre sempre una buona educazione finanziaria ed un’adeguata formazione, prima d’investire.
Occhio quindi al “fai da te con macedonia di ETF scelti a caso”!
Se non ci si sente sicuri e non si ha una formazione adeguata, piuttosto che fare da soli è meglio rivolgersi ad un consulente professionista, remunerato solo dalla parcella del Cliente.
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